Il Tunnel
Un calzolaio ambulante, come apparso dal nulla, arrivò nella piccola piazza del paese di Ciccalezza, termine che indicava nellantico dialetto locale qualcosa di delizioso da gustare. Infatti, chi visitava il piccolo centro, restava colpito da un profumo indecifrabile, ricco di aromi profumati. Tra la diffidenza della gente, abituata ormai a comprare scarpe nei negozi specializzati e online, il calzolaio si mise a creare sul suo coloratissimo carretto particolari scarpe colorate che poi regalava solo a pochi cittadini, senza un evidente criterio di scelta. Sembravano essere scarpe normali, ma in realtà esse avevano qualcosa di speciale e di fantastico. Si rese conto di ciò, il pensionato Peppe, detto il mezzo pieno, per il fatto di vedere sempre il lato buono delle vicende umane, anche quando la gente pensava che non ci fosse nulla di positivo, che si trattasse di una persona o di una vicenda. Per questo motivo, in tanti lo consideravano un ingenuo, per usare un eufemismo. Eppure, la vita non era stata generosa con lui e per questo avrebbe avuto tutti i motivi per essere pessimista. Una sconosciuta malattia infettiva aveva colpito la moglie e la sua figliola Speranza. Nonostante la sua volontà di poter stare con loro durante la malattia, le autorità lo avevano costretto a vivere lontano. Alla loro morte, non volle mai modificare laspetto interno ed esterno dellabitazione, dove, allimbrunire, tutti i giorni, col bello e con il brutto tempo, amava sedersi sulle fatiscenti scale ed immaginare i suoi cari seduti davanti a lui ad ascoltare le storie, che ora però raccontava soltanto al piccolo riccio, raccolto durante una bufera di neve e al quale aveva messo il nome di Invincibile.
Amava raccontare soprattutto storie avventurose ambientate nel medioevo nelle quali fantasticava di essere lui stesso un cavaliere Templare. Inoltre, sempre in compagnia del riccio era solito recarsi presso le abitazioni delle persone bisognose per portare loro conforto o per mettersi a disposizione per ogni necessità. Si alzava di buon mattino, e dopo aver consumato una frugale colazione, era solito passeggiare lungo i margini del torrente che attraversava il paese, mentre il riccio lo accompagnava con la sua piacevole tranquillità. Proprio durante una di queste passeggiate, il riccio salito sul solito pioppo scalato tante volte, perse lequilibrio e cadde nel torrente, stranamente strapieno dacqua. Peppe, cercò subito di togliersi le scarpe che il calzolaio gli aveva regalato, ma inutilmente. Erano nuove e belle, gli dispiaceva doverle rovinare. Ma, vedendo il riccio in acqua, non ci pensò più di tanto e si buttò dal muretto. Incredibilmente, non cadde in acqua, ma le scarpe lo tengono sospeso in aria, come se stesse volando. Riuscì a prendere il riccio allungando lesile braccio e con lui atterrò sullaltro margine del torrente nei pressi di un tunnel. Tante volte aveva percorso quei luoghi, ma mai aveva notato il tunnel, che ora sembrava volerlo inghiottire con la sua oscurità.
Osservando bene però, notò che in fondo al tunnel si intravedeva una luce dalle mille sfumature e un vociare forte ma non fastidioso. Il riccio si avviò verso la luce invitando Peppe a seguirlo. In fondo al tunnel, egli si trovò catapultato nel suo paese, rivide il monastero benedettino con il suo favoloso chiostro, caratterizzato da affreschi di notevole e riconosciuto valore storico ed artistico; cera il ponte medioevale, che univa le due parti dellabitato; il maestoso castello. Vide i suoi compaesani discutere come sempre, i bambini giocare e litigare, le donne indaffarate nelle varie faccende. Eppure, cera qualcosa di diverso. Alcuni di questi personaggi infatti compivano azioni strane, o meglio, straordinarie. Il barista Lollo, ad esempio, colpito dalla malattia che gli faceva tremare le mani, ora riusciva a riempire di latte la tazza che ogni mattina e gratuitamente offriva al povero Luigi, senza muoversi dal bancone, ma lanciando da lontano il latte; Gina, sofferente di vertigini, ora saltava da un balcone allaltro, portando vettovaglie e medicine alle due signore anziane del palazzo di fronte; Totore, muto dalla nascita, ora si esibiva davanti a un gruppo di entusiasti spettatori, cantando le liriche più belle e famose. Peppe restava incantato da tutto ciò. Il riccio, intanto, con una voce baritonale, lo invitava a notare ciò che accomunava quei personaggi. Peppe, dopo un momento di stupore, si rese conto che essi calzavano tutti le scarpe colorate create e regalate dal calzolaio ambulante, le stesse che calzava lui. Lo stesso riccio, suo compagno di vita, le indossava. Però, non tutti gli abitanti del paese avevano le scarpe del calzolaio ai piedi. Anzi, essi non sembravano aver cambiato atteggiamenti e comportamenti che li caratterizzavano nella vita di ogni giorno. Inoltre, sembravano neanche rendersi conto che qualcosa di fantastico stava accadendo davanti ai loro occhi. Insomma, Peppe capì che cerano erano due mondi paralleli. Girandosi verso il riccio, con meraviglia e anche spavento, vide che esso si era trasformato in un cavallo nero, con la groppa coperta da un manto bianco col simbolo della croce, che piegando il collo lo invitava a cavalcarlo. Peppe vide che ora indossava una corazza di cavaliere e un mantello bianco sul quale splendeva la croce dei Templari. Dunque, ora era un Templare. Nel chiostro del convento, nel quale entrarono attraversando una breccia apertasi improvvisamente nella parete, giunsero in tempo per salvare dal rogo una ragazza accusata ingiustamente di stregoneria. Costeggiando quello che di solito era un torrente, riuscirono a respingere lassalto di un manipolo di mercenari intenzionati a rubare loro offerto dalla gente alla Chiesa durante le varie festività religiose. Il ponte medioevale sembrava venirgli in aiuto, curvandosi sempre di più e facendo cadere i nemici nel torrente.
Amava raccontare soprattutto storie avventurose ambientate nel medioevo nelle quali fantasticava di essere lui stesso un cavaliere Templare. Inoltre, sempre in compagnia del riccio era solito recarsi presso le abitazioni delle persone bisognose per portare loro conforto o per mettersi a disposizione per ogni necessità. Si alzava di buon mattino, e dopo aver consumato una frugale colazione, era solito passeggiare lungo i margini del torrente che attraversava il paese, mentre il riccio lo accompagnava con la sua piacevole tranquillità. Proprio durante una di queste passeggiate, il riccio salito sul solito pioppo scalato tante volte, perse lequilibrio e cadde nel torrente, stranamente strapieno dacqua. Peppe, cercò subito di togliersi le scarpe che il calzolaio gli aveva regalato, ma inutilmente. Erano nuove e belle, gli dispiaceva doverle rovinare. Ma, vedendo il riccio in acqua, non ci pensò più di tanto e si buttò dal muretto. Incredibilmente, non cadde in acqua, ma le scarpe lo tengono sospeso in aria, come se stesse volando. Riuscì a prendere il riccio allungando lesile braccio e con lui atterrò sullaltro margine del torrente nei pressi di un tunnel. Tante volte aveva percorso quei luoghi, ma mai aveva notato il tunnel, che ora sembrava volerlo inghiottire con la sua oscurità.
Osservando bene però, notò che in fondo al tunnel si intravedeva una luce dalle mille sfumature e un vociare forte ma non fastidioso. Il riccio si avviò verso la luce invitando Peppe a seguirlo. In fondo al tunnel, egli si trovò catapultato nel suo paese, rivide il monastero benedettino con il suo favoloso chiostro, caratterizzato da affreschi di notevole e riconosciuto valore storico ed artistico; cera il ponte medioevale, che univa le due parti dellabitato; il maestoso castello. Vide i suoi compaesani discutere come sempre, i bambini giocare e litigare, le donne indaffarate nelle varie faccende. Eppure, cera qualcosa di diverso. Alcuni di questi personaggi infatti compivano azioni strane, o meglio, straordinarie. Il barista Lollo, ad esempio, colpito dalla malattia che gli faceva tremare le mani, ora riusciva a riempire di latte la tazza che ogni mattina e gratuitamente offriva al povero Luigi, senza muoversi dal bancone, ma lanciando da lontano il latte; Gina, sofferente di vertigini, ora saltava da un balcone allaltro, portando vettovaglie e medicine alle due signore anziane del palazzo di fronte; Totore, muto dalla nascita, ora si esibiva davanti a un gruppo di entusiasti spettatori, cantando le liriche più belle e famose. Peppe restava incantato da tutto ciò. Il riccio, intanto, con una voce baritonale, lo invitava a notare ciò che accomunava quei personaggi. Peppe, dopo un momento di stupore, si rese conto che essi calzavano tutti le scarpe colorate create e regalate dal calzolaio ambulante, le stesse che calzava lui. Lo stesso riccio, suo compagno di vita, le indossava. Però, non tutti gli abitanti del paese avevano le scarpe del calzolaio ai piedi. Anzi, essi non sembravano aver cambiato atteggiamenti e comportamenti che li caratterizzavano nella vita di ogni giorno. Inoltre, sembravano neanche rendersi conto che qualcosa di fantastico stava accadendo davanti ai loro occhi. Insomma, Peppe capì che cerano erano due mondi paralleli. Girandosi verso il riccio, con meraviglia e anche spavento, vide che esso si era trasformato in un cavallo nero, con la groppa coperta da un manto bianco col simbolo della croce, che piegando il collo lo invitava a cavalcarlo. Peppe vide che ora indossava una corazza di cavaliere e un mantello bianco sul quale splendeva la croce dei Templari. Dunque, ora era un Templare. Nel chiostro del convento, nel quale entrarono attraversando una breccia apertasi improvvisamente nella parete, giunsero in tempo per salvare dal rogo una ragazza accusata ingiustamente di stregoneria. Costeggiando quello che di solito era un torrente, riuscirono a respingere lassalto di un manipolo di mercenari intenzionati a rubare loro offerto dalla gente alla Chiesa durante le varie festività religiose. Il ponte medioevale sembrava venirgli in aiuto, curvandosi sempre di più e facendo cadere i nemici nel torrente.
Qui, Peppe combatté contro un drago intenzionato a riaccendere il fuoco nelle viscere del monte. Quella che sembrava una folta barba bianca, travolse il drago e lo seppellì. Peppe ringraziò vulcano che ora aveva laspetto di un giovane vigoroso. Successivamente procurò del cibo ad una coppia di eremiti che vivevano in una grotta segreta, facendosi largo tra un groviglio di arbusti fitti e spinosi, i quali per incanto si inchinarono al passaggio del destriero e del suo cavaliere. Peppe il guerriero continuava nelle sue fantastiche imprese, ed ogni volta si ritrovava circondato dai suoi concittadini con le scarpe colorate che lo acclamavano a gran voce. Solo chi non indossava quelle scarpe non notava ciò che stava succedendo. Anzi, qualcuno lo salutava come faceva sempre, sarcasticamente e anche con un certo disprezzo. Infine, raggiunse il castello, che si ergeva nella sua maestosità nella parte alta dellabitato. Il portone era sormontato da due finestroni. Per questo, la parte frontale del maniero, sembrava il volto tranquillizzante di un padre pronto a proteggere ed accogliere i propri cari.
Peppe ricordò che suo padre gli raccontava spesso che esisteva un passaggio segreto che collegava il castello al monastero attraverso un cunicolo. Esso serviva per evitare ostacoli di varia natura. Insomma, era una vera e propria scorciatoia. Ed in effetti al centro della lussuosa sala del trono, egli vide una botola. Mentre tentava di aprirla, sentì una voce che gli intimava di fermarsi. Con grande stupore, sul trono che fino a quel momento era vuoto, ora sedeva il calzolaio che gli spiegava come nella vita non bisognava cercare scorciatoie. Essa andava vissuta nella sua pienezza, con tutti gli ostacoli e le gioie che si possono incontrare nella quotidianità. Quasi impaurito, ascoltava il calzolaio col capo chino come il bambino che aspetta un rimprovero dal maestro. Il calzolaio allora gli spiegò che le scarpe che lui regalava rendevano possibili i sogni e i desideri soltanto a chi aveva un cuore doro, proprio come Peppe. Chi è animato dai buoni propositi, chi è generoso, chi aiuta i bisognosi, alla fine realizza il suo sogno più bello: sapere di essere importante per gli altri. Ma spesso fare del bene non è visibile a tanti. Peppe capì allora che, aprendo la botola, avrebbe rinnegato tutti quei valori ai quali aveva dedicato la sua esistenza dopo la tragedia che aveva portato via definitivamente i suoi cari. Solidarietà, generosità, altruismo, erano i valori che scandivano le sue ore. Distratto da quei pensieri, non si rese conto che il calzolaio e il riccio erano spariti. Lui stesso vide che indossava i soliti abiti. Ora non era più un templare. Evidentemente il calzolaio gli aveva fatto credere di vivere avventure fantastiche, soltanto per fargli capire che fare del bene regala soddisfazioni e gioie. Ma era stato solo un sogno, tanto è vero che il calzolaio e il riccio erano spariti. Anche lui, non aveva neanche più le scarpe colorate, ma le sue solite scarpe usurate. Nonostante una impercettibile delusione, lui era felice e orgoglioso di tornare ad essere Peppe il mezzo pieno. Tornato nella sua abitazione e dopo aver consumato un pasto frugale, andò a letto, dispiaciuto soltanto dal fatto che ora non ci sarebbe stato nessuno a cui raccontare le sue storie. Il mattino si svegliò e consumò la sua solita colazione a base di latte e pane duro. Ma non appena aprì la porta trovò ad aspettarlo il cavallo, o meglio il riccio diventato cavallo, con indosso il drappo con la croce, larmatura, la spada e
le scarpe colorate.


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